Conversazione su "Luciano Fornari, i miei cinque anni nell'Arma dei Carabinieri Reali (1896-1901)"

Archivio di Stato - Sala Sichirollo

7 giugno 2019 - Presentazioni di volumi

Fornari

Diari e cronache di personaggi sconosciuti alla grande storia, spesso dimenticati nei cassetti di casa o in scatoloni “archiviati” e dimenticati nelle soffitte, costituiscono fonti storiografiche a lungo sottovalutate dagli storici e che solo da pochi anni trovano il giusto posto nella storia del nostro paese: una storia che si compone di infinite tessere, come un gigantesco puzzle in cui la cornice è l’ambito storico in cui ci si muove, le tessere sono le centinaia di migliaia di microstorie senza le quali non esisterebbe la storia “generale”, quelle tante microstorie di paesi, di uomini, di donne che intrecciano le loro strade tessendo la nostra vita, dando vita a fatti, episodi, aneddoti ora insignificanti - almeno all’apparenza – ora significativi in un contesto più ampio.

Capita così che la vicenda umana e professionale di una persona “qualunque” come il Carabiniere Luciano Fornari, venga riscoperta grazie al “Diario” che venerdì 7 giugno alle ore 17.30 sarà presentato presso l’Archivio di Stato di Rovigo insieme al Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri. Edito da “Apogeo” di Adria e curato da Adriano Mazzetti con esemplare attenzione al contesto storico in cui si svolgono le vicende narrate, il volume racconta con dovizia di particolari i cinque anni del Fornari da Carabiniere in Toscana, a cavallo tra il sec. XIX e il XX.

Colpiscono l’onestà e la schiettezza del carabiniere Luciano Fornari, classe 1876, nato a Rovigo dal rodigino Graziano e da Francesca Andreotti, proveniente dalla vicina Borsea. Ragazzino, mentre il fratello minore Giocondo frequenta le Elementari, per aiutare la famiglia Luciano fa lo “scarriolante” per il Comune, mestiere faticosissimo ma indispensabile in un territorio tormentato da esondazioni e dalla impellente necessità della bonifica. Luciano è un ragazzino sveglio e volonteroso e, aiutando il padre nella cura dell’orticello di casa, si crea una nuova competenza che gli permetterà presto di assumere un ruolo più specialistico in Comune, divenendo giardiniere. Nel 1896 si arruola  nell’Arma dei Reali Carabinieri, una scelta dettata dal desiderio, in lui fortissimo, di essere utile agli altri, ma soprattutto ai più infelici e indifesi. Ed è allora che Luciano inizia a scrivere il suo diario giornaliero, un diario lungo 5 anni, tanto quanto durava la ferma, e che prende avvio dalla partenza entusiastica per la missione che va a svolgere in Toscana in nome di quell’Italia da poco unita ma che ancora non è una veramente: troppe differenze, troppe ingiustizie, troppi errori.

Riaffiorano dal diario gli scontri con i briganti, le tensioni sociali, la morte del “Re buono”, ma emergono anche i sentimenti di un uomo tutto d’un pezzo, onesto fino al midollo, corretto, umano e gentile con tutti , ma anche fermo nei propositi e deciso nelle scelte, come quella di rinunciare alla carriera dopo aver subito un’ingiusta punizione. E arriva il momento del ritorno a casa, nel luglio 1901, e giunge l’ora del tanto desiderato matrimonio, che avviene a Costa nel 1902 e arrivano i primi figli. Tre anni dopo è il momento del trasferimento a Lusia, dove un suo grande estimatore gli assegna senza nulla volere un piccolo appezzamento di terra con casetta che vorrà poi vendergli a un prezzo di favore, pur di averlo con lui nelle sue terre. Inizia così la sua nuova attività di ortolano, anche questa volta animata da una gran voglia di fare e di innovare: sarà Luciano a fondare nel 1919 con altri amici fidati la prima Società Ortolani di Lusia, avviando una intensa attività commerciale coadiuvato dai familiari.

Ma arrivano tempi bui, il richiamo alle armi per la guerra e l’assegnazione al trasporto dei militari sulle tradotte dirette al fronte, e poi, con il definitivo ritorno a casa, inventa la prima serra in vetro: sarà l’inizio di una grande tradizione che farà di Lusia il polo orticolo per eccellenza del Veneto.

Il ricco apparato critico di note storiche voluto da Mazzetti costituisce un valore aggiunto al diario stesso impreziosito anche da un importante corredo di immagini spesso inedite. Dopo i saluti delle autorità e l’introduzione del Comandante Provinciale Ten. Colonnello Rizzi, sarà la volta del curatore, Adriano Mazzetti, affiancato da Emanuele Grigolato, Direttore dell’Archivio di Stato, e di Luigi Contegiacomo, autore della premessa al Diario.

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